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Divieto sulle munizioni al piombo: i numeri del disastro

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Divieto sulle munizioni al piombo: i numeri del disastro

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L'European Shooting Sports Forum (ESSF) ha pubblicato i primi riscontri di una valutazione d'impatto condotta in collaborazione con la FACE riguardo agli effetti della proposta di messa al bando totale dell'impiego civile delle munizioni a base di piombo nell'Unione Europea: sia dal punto di vista sportivo che economico, c'è di che mettersi le mani nei capelli...

Divieto sulle munizioni al piombo: i numeri del disastro

Che l'eventuale messa al bando del possesso e dell'uso di munizioni a base di piombo per tutti gli impieghi civili, sia venatori che sportivi, su tutto il territorio dell'Unione Europea – perseguito ormai da anni dalla Commissione Europea tramite l'ECHA, l'agenzia UE per le sostanze chimiche – sarebbe un disastro per la comunità degli armigeri europei, non era certo un segreto per nessuno.

 

Eppure, fino ad ora, le autorità e le entità che lo propongono hanno sinora evitato accuratamente di pubblicare o anche solo curare un doveroso impact assessment, una valutazione dell'impatto sociale ed economico della misura proposta, che al momento è in fase di consultazione pubblica.

 

A curare la valutazione d'impatto, nei mesi passati, ci hanno pensato la ESSF (European Shooting Sports Forum) e la FACE, con il supporto di un'agenzia esterna specializzata che per conto delle due organizzazioni ha raccolto ben 18.000 risposte.

 

I risultati – riassunti in un articolo pubblicato sul sito Euractiv.com lo scorso 8 settembre e qui disponibili nella sua interezza – sono inequivocabili: sarebbe un disastro economico e sociale, e non solo per il comparto armiero e della caccia.

 

Secondo i dati raccolti da ESSF e FACE, infatti, un cacciatore su quattro smetterebbe del tutto di praticare la caccia, e oltre il 30% ridurrebbe drasticamente le uscite a caccia, se le munizioni a base di piombo venissero messe al bando sul territorio dell'Unione Europea.

 

Clicca qui per leggere l'IMPACT ASSESSMENT (.PDF, lingua inglese)

Non è tutto: almeno il 30% dei cacciatori, in caso di messa al bando delle munizioni a base di piombo, ridurrebbe il numero di uscite; sarebbe drasticamente in calo anche il tiro sportivo!

Non è tutto: almeno il 30% dei cacciatori, in caso di messa al bando delle munizioni a base di piombo, ridurrebbe il numero di uscite; sarebbe drasticamente in calo anche il tiro sportivo!

Ciò è dovuto essenzialmente ai costi elevati di transizione alle munizioni senza piombo, anche e soprattutto con riguardo alla compatibilità con le armi: come già sottolineava la stessa FACE a giugno sempre su Euractiv.com, questi sono stati gravemente sottostimati dall'ECHA e più in generale dalle istituzioni europee che sostengono le restrizioni.

Divieto sulle munizioni al piombo: i numeri del disastro

Secondo la valutazione d'impatto di ESSF e FACE, infatti, le armi attualmente utilizzate dai cacciatori europei – sia a canna liscia che rigata – e completamente incompatibili con l'impiego di munizioni senza piombo sarebbero ancora il 34% del totale. Stime ottimistiche, sempre di ESSF e FACE, situano sui 14,5 miliardi di Euro il costo totale per la sostituzione di tali armi.

 

A ciò deve aggiungersi il costo per la collettività: tralasciando i danni che sarebbero causati dalla proliferazione di specie invasive e dannose, prive di predatori naturali o per le quali una lotta biologica è improponibile, dando per buoni i dati dell'ECHA che stima in 3000 Euro all'anno la spesa annuale di ciascun cacciatore europeo, l'economia dei 27 Paesi dell'Unione perderebbe 5,7 miliardi di Euro all'anno a causa della riduzione del numero di cacciatori attivi.

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A soffrirne sarebbe tuttavia anche il mondo del tiro sportivo, a cominciare dalle discipline accademiche che vedono l'uso soprattutto di munizioni a percussione anulare quali il .22 Long Rifle, per le quali non esiste ancora una valida alternativa al piombo: ancora una volta, la valutazione d'impatto di ESSF e FACE sbugiarda l'ECHA, che nell'allegato XV alla proposta di restrizioni calcola un "misero" 10% di armi a percussione anulare non compatibili con munizioni senza piombo, citando studi californiani.

 

La realtà, secondo FACE ed ESSF, è che la non-compatibilità delle armi a percussione anulare oggi circolanti in Europa con munizioni senza piombo si aggira più probabilmente sul 90-100%; a ciò deve aggiungersi una incompatibilità di un ulteriore 10% delle armi a percussione centrale usate in Europa a fini sportivi, a causa dell'utilizzo di calibri rari o obsoleti per cui un'alternativa "senza piombo" non esiste.

 

La differenza tra le stime è dovuta probabilmente (anche se non completamente) al fatto che l'ECHA ha tenuto conto solo delle armi da essa considerate totalmente incompatibili, trascurando quelle che soffrono di una compatibilità parziale e che dovrebbero essere ribancate e se del caso modificate, con relativi costi, per utilizzare munizioni senza piombo in sicurezza. Fattore che allarma non poco la comunità dei legali detentori di armi in Europa: il 70% degli intervistati si è detto "preoccupato" o "molto preoccupato" dell'aumento dei costi.

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I calcoli di ESSF e FACE sono spietati: almeno il 20% degli intervistati smetterebbe di praticare attività di tiro sportivo; il 54% dei cacciatori vorrebbe che venissero approntati corsi per l'impiego in sicurezza delle munizioni senza piombo, che come sappiamo non sono esenti da rischi, relativi soprattutto alle sovrappressioni e all'usura delle armi non specificamente prodotte per il loro uso, senza tuttavia tralasciare il pericolo di incendi.

 

Infine, il 46% ha dichiarato che, se la proposta venisse accettata, stante la non obbligatorietà della modifica delle armi, dovrebbe continuare a utilizzare armi non certificate per l'impiego di munizioni senza piombo, il che aumenterebbe il rischio di incidenti.

 

Infatti, solo il 30% degli intervistati sarebbe immediatamente pronta all'uso di munizioni senza piombo con armi adeguate, percentuale che passa al 35% per la caccia e al 40% per il tiro sportivo qualora la deadline fosse al 2030. E tutto ciò, a fronte di rischi per la natura e per la salute legati all'utilizzo di munizioni in piombo per le pratiche venatorie e sportive e al consumo di cacciagione decisamente inferiori a quanto affermato dalle autorità UE, come dimostrato da numerosi studi.

Divieto sulle munizioni al piombo: i numeri del disastro

Le conclusioni sono ovvie: le conseguenze della messa al bando dell'impiego sportivo e venatorio delle munizioni a base di piombo sarebbero catastrofiche, e non è del tutto pellegrina l'idea che dietro alla proposta ci sia la volontà di punire e penalizzare la comunità dei detentori di armi per la resistenza dimostrata nel periodo 2015/2016 alla proposta di direttiva europea sulle armi che, se approvata nei modi e nelle forme proposte dalla Commissione Europea, avrebbe forzatamente disarmato la maggior parte dei legali detentori di armi sul Continente.

 

Le vere conseguenze – e i veri scopi – della proposta sono ora sotto gli occhi di tutti. Non è certo questo il modo in cui un'istituzione come l'Unione Europea può recuperare autorità e simpatia presso la comunità degli appassionati di tiro e caccia in Europa: nel 2015, la proposta di direttiva sulle armi provocò una risposta associativa e politica mai vista, e una polarizzazione dell'intera comunità su posizioni politiche che oggi si definiscono "sovraniste".

 

Cosa gli fa credere che questa volta le cose andranno diversamente?