Recepimento Direttiva Europea Armi: Domande e Risposte

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Recepimento Direttiva Europea Armi: Domande e Risposte

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L'annuncio di ieri e i toni utilizzati da altre testate specializzate hanno creato scompiglio nella comunità dei possessori di armi italiani... Ma è davvero il caso di essere preoccupati? Rispondiamo ad alcune delle domande più frequenti che ci state sottoponendo...

Recepimento Direttiva Europea Armi: Domande e Risposte

Da quando abbiamo pubblicato ieri la notizia dell'approvazione della bozza di decreto legislativo per il recepimento della direttiva europea sulle armi, la comunità dei possessori d'armi d'Italia è entrata in subbuglio. Complice forse la difficoltà di comprendere il "legalese", si rimbalzano da quasi ventiquattro ore ipotesi tanto catastrofiste quanto fantasiose.

Abbiamo dunque deciso di pubblicare un articolo in cui, molto semplicemente, rispondiamo alle domande più frequenti con cui gli appassionati d'armi stanno tempestando noi e i nostri Partner di Firearms United e del Comitato Direttiva 477.

A meno di stravolgimenti del testo in fase di verifica presso le commissioni parlamentari, la risposta è NO.

Anzi, i nostri amici di Firearms United ci comunicano che potrebbe trattarsi di una delle normative di recepimento più "soft" d'Europa, visto che alcuni Paesi come il Belgio hanno in mente di arrivare molto vicino a quanto inizialmente chiesto dalla Commissione Europea e in genere tutti arriveranno ad un recepimento dell'ultimo minuto con rischi elevatissimi di imposizioni ultrarestrittive.

Più in generale, sono inopportuni i toni ultracritici e quasi disfattisti che sono stati utilizzati da altre testate. Tali toni infatti potrebbero rivelarsi molto controproducenti, perché rischiano di distruggere la rete di coordinamento che si è creata tra le associazioni che rappresentano il nostro mondo,. Dopotutto, non bisogna dimenticare infatti che quello approvato è solo lo schema (una bozza) di recepimento della direttiva europea, non la sua versione finale, e bisogna continuare a combattere per evitare peggioramenti.

Ancora meno opportuni sono i toni dei Media generalisti e di alcuni sindacati delle FF.OO. che parlano di "importanti restrizioni". Ma non è la prima volta che i disarmisti cantano vittoria anche quando non è il caso, e qui nello specifico stanno cercando di far passare per una loro vittoria quella che invece è una pesante e importante sconfitta.

In ogni caso è importante ricordare che non era possibile rifiutarsi di implementare la direttiva europea. Non lo faranno neppure la Polonia e la Repubblica Ceca, che pure hanno presentato ricorso alla Corte Europea di Giustizia: tali paesi hanno solo sospeso il recepimento, in attesa della sentenza. Nel caso questa fosse in loro sfavore, anche Polonia e Repubblica Ceca dovranno recepire la direttiva (magari in maniera "Soft") oppure incorrere in una procedura d'infrazione.

Del resto, dopo gli accordi di Lisbona, non sono più i tempi in cui una direttiva europea poteva essere recepita con anni di ritardo.

La risposta è NO.

Dalla data d'entrata in vigore della direttiva, le armi demilitarizzate – ovvero le armi native a raffica poi convertite al fuoco semi-automatico – saranno disponibili solo a chi sarà iscritto ad una federazione di tiro. Quelle già in possesso dei tiratori alla data del 14 settembre 2018 si potranno comunque continuare a detenere e utilizzare in base alle leggi vigenti al momento del loro acquisto.

Per le armi sportive e difensive moderne di cui alla categoria B7, cambia la definizione in B9 e A7.

Le B9 sono le armi aventi l'aspetto di un'arma militare nel caso in cui non siano dotate di caricatori di capacità superiore (solo per l'Italia) ai 15 colpi per le corte e ai 5 per le lunghe. Si tratta essenzialmente di quelle oggi conosciute come B7. Cambia solo il nome della categoria.

Le A7 sono le stesse armi (aventi l'aspetto di un'arma militare) nel momento stesso in cui vi si trovi inserito un caricatore di capacità superiore (solo per l'Italia) ai 15 colpi per le corte e ai 5 per le lunghe.

Si passa dunque da una categoria all'altra (B9/A7) semplicemente inserendo o disinserendo un caricatore dall'arma. Le restrizioni sono quindi da intendersi sull'uso dei caricatori più che sull'arma in sé.

La risposta è SI.

Ripetiamo innanzitutto che per le armi e i caricatori posseduti prima della data di entrata in vigore del recepimento (il 14 settembre 2018) continuerà ad applicarsi la normativa attuale.

Per continuare ad usare caricatori di capacità superiore ai 15 colpi per armi corte e ai 5 colpi per armi lunghe, e per acquistare armi demilitarizzate dopo la data del 14 settembre prossimo, bisognerà essere iscritti ad una federazione di tiro sportivo riconosciuta dal CONI. Queste sono l'UITS, la FITDS, la FIDASC e la FITAV.

È importante ricordare che per godere di questa esenzione la legge non prevede un numero di tiri obbligatori all'anno, e che non è importante se tali armi e tali caricatori si possano utilizzare nel poligono a cui si è iscritti: vale la tessera di iscrizione a una di queste federazioni e basta.

Questa è anche una buona occasione per dare forza numerica e politica a quelle federazioni le cui discipline sportive prevedono l'uso di armi moderne – più vicine ai gusti delle giovani generazioni di tiratori – contrastando invece chi negli ultimi anni ha chiaramente dimostrato di essere contrario alla comunità di sportivi detentori di armi "non accademiche". Fra l'altro, ricordiamo a tutti che la FITDS possiede già una categoria di socio "amatore", che sembrerebbe perfetta allo scopo, anche perché si tratta di fatto dell'unica federazione sportiva affiliata CONI ad utilizzare le armi B9-A7 in questione.

In realtà, fortunatamente, poco o nulla. Qui bisogna dare pane al pane e vino al vino, riconoscendo anche il lavoro di Comitato Direttiva 477, Firearms United, ANPAM in rappresentanza dell’industria, e delle federazioni sportive. C'è tuttavia da dire che in realtà la delega era molto circoscritta, e che il Ministero dell'Interno era già partito con l'intenzione di introdurre meno limitazioni possibili, essendo un recepimento "hard" non auspicabile, costoso, inutile e eccessivo per la situazione italiana.

Rispetto a quanto già detto, è necessario sottolineare che le armi camuffate – ovvero quelle armi da fuoco che hanno l'aspetto di altri oggetti – di cui in questi giorni si parla molto sui Media, per la legge italiana erano già da tempo vietate in quanto "armi clandestine". Il testo di recepimento della direttiva europea le porta tra le armi da guerra.

Nulla cambia per le munizioni: il testo prevede la possibilità per Questure e Prefetture di imporre limiti, ma questa già esisteva. Inoltre esclude apertamente da tali limiti le munizioni acquistate per il consumo immediato presso i poligoni, eccezione che fino ad ora alcune Questure e Prefetture non riconoscevano.

Vengono inoltre ridotte da 6 a 5 anni le durate dei porti d'arma ad uso caccia e tiro sportivo, limitatamente però a quelli emanati o rinnovati dopo la data del 14 settembre 2018.

Infine, chi presenterà una domanda di rilascio o rinnovo del porto d'armi dovrà presentare un'autocertificazione in cui si dichiara di aver resi edotti i conviventi "more uxorio", ovvero i membri del nucleo familiare e chi viva sotto lo stesso tetto.
Al riguardo bisogna sottolineare che l'obbligo d'informare era preesistente; viene introdotto solo l'obbligo di autocertificazione al riguardo. Inoltre il testo non dice che i conviventi possano chiedere il diniego del titolo, ma solo che debbano essere informati.

Si tratta, a ben guardare, di un aspetto favorevole: i titolari di porto d'armi, in caso di liti familiari, non potranno essere fatti oggetto di provvedimenti di sospensione o revoca in seguito a denunce, magari false, di conviventi o coniugi che dichiarino di "non aver mai saputo" del porto d'armi e di essere stati minacciati. Inoltre mette a tacere quegli idioti (è il caso di usare questo termine!) che pensano che togliere le armi dalle case degli italiani ridurrebbe i femminicidi, come due senatrici che proprio a questo fine, qualche anno fa, pensarono di far depositare nei poligoni tutte le armi sportive...

La risposta è SI.

Il testo non prevede nulla di esplicito sull'eventuale variazione dei canoni medici per il primo rilascio o il rinnovo delle licenze di porto d'armi. Esso però prevede che i medici militari, della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco siano autorizzati al rilascio dei certificati, così come i medici degli uffici d'igiene delle ASL, ponendo fine ad un'annosa querelle.

Il testo della bozza di recepimento non specifica però se questi medici possano rilasciare tali certificati anche al di fuori delle strutture di appartenenza. Ciò sarà probabilmente demandato ad una circolare ministeriale futura.

La risposta è NO.

Sulla custodia delle armi non ci sono novità, salvo la facoltà delle Questure e Prefetture di richiedere particolari misure di sicurezza qualora nel territorio sussistano particolari esigenze di pubblica sicurezza. Facoltà, peraltro, di cui esse già godevano. Le ipotesi su assurde, costose e assolutamente inutili proposte di revisione dei canoni di sicurezza minimi da adottare per cassaforti e allarmi sembrano quindi essere state abbandonate. Giustamente.

Assolutamente NO.

Ci aspettavamo un testo in questo periodo, essendo il mese di settembre la data-limite per l'implementazione della direttiva.

Provvedimenti di questo tipo prevedono una "Vacatio Legis" di novanta giorni, ovvero un periodo di tre mesi di non applicazione affinché gli interessati ne siano resi edotti. Perché tale periodo di 90 giorni sia applicato, e lasciando i tempi tecnici all'analisi delle Commissioni e alla pubblicazione, il testo non poteva che essere "licenziato" dal Consiglio dei Ministri in questo periodo.

È improprio, dunque, parlare di "blitz".

Senza alcun dubbio, e se la vigilanza del comparto eviterà irrituali stravolgimenti in fase di Commissione Parlamentare, si potrà dunque parlare di scampato pericolo. Dovremo adeguarci alle nuove disposizioni, ma si tratta di una porzione marginale rispetto a quello che la Commissione Europea avrebbe voluto fare.

La speranza è che quest'esperienza porti la nostra comunità ad una maggiore unione e collaborazione.


Ma più che sperare, in vista del recepimento effettivo della direttiva – che ancora NON c'è stato, visto che il documento pubblicato ieri è una bozza che deve ancora essere vistata dalle Commissioni parlamentari competenti prima della pubblicazione del decreto legislativo – ci auguriamo invece che tutti i detentori di armi siano disponibili a compattarsi sul serio (ovvero "associarsi" = "pagare l'iscrizione") attorno a chi combatte nell'ombra ogni giorno, senza MAI farsi notare e senza MAI alzare la voce, per la difesa dei nostri diritti.

Persone che per fare questo spendono il proprio tempo e il proprio denaro: e che con il supporto economico di tutti noi potrebbero fare più di quanto già fatto.

Anche in America la NRA diventò forte in questo modo, ma questa è l'Italia, e vi ricordiamo che c'è ancora molto lavoro da fare per proteggere i nostri diritti: associarsi/iscriversi in questi giorni aiuterebbe ad esempio a controllare meglio le attività in corso, come la nuova normativa sui poligoni privati, di prossima definizione


Il sospiro di sollievo dovrebbe aiutare a rilassare tutto il comparto armiero: Ma così come speriamo per tutti i detentori di armi, ci auguriamo che anche l'industria e la distribuzione armiera diventino più disponibili a investire a sostegno degli interessi e delle passioni di tutti i detentori di armi, degli sportivi e dei cacciatori italiani.