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Massacro di Christchurch: alcune considerazioni

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Massacro di Christchurch: alcune considerazioni

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Le motivazioni del killer che ha fatto strage in due moschee del sud della Nuova Zelanda ci spingono ad alcune considerazioni: il problema sono le armi o chi si fa manipolare dalla politica e dall’ideologia?

Avrei potuto usare qualsiasi arma o mezzo: un furgone imbottito d’esplosivo; farina, un mezzo di dispersione e una fonte d’innesco; un martello e uno scudo di legno. Benzina, fuoco, autoveicoli, aerei, mi era disponibile qualsiasi mezzo. Avevo le risorse e la volontà.

Ho scelto le armi da fuoco per l’effetto che ciò avrà sul discorso sociale, la copertura mediatica extra che ciò mi garantirà e l’effetto che ciò avrà sulle politiche degli Stati Uniti e sulla situazione politica mondiale.

Gli Stati Uniti sono spaccati in numerose fazioni riguardo al Secondo Emendamento, su linee statali, sociali, culturali, e soprattutto razziali.

Se pressata, la sinistra americana cercherà di abolire il Secondo Emendamento, mentre la destra vedrà ciò come un attacco alle sue libertà. Il tentativo di abolire il diritto alle armi da parte della sinistra avrà come risultato la polarizzazione dell’opinione pubblica americana e una frattura su linee culturali e razziali.

Queste parole vengono direttamente dall’undicesima delle 74 pagine di cui si compone il documento The Great Replacement – il delirante manifesto del terrorista che, tra dichiarazioni di suprematismo bianco, “eco-fascismo” e rifiuto del conservatorismo tradizionale, si è reso responsabile della morte di cinquanta persone in due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda.

Massacro di Christchurch: alcune considerazioni

Righe che devono far riflettere, in particolar modo alla luce di quanto emerge dalla copertura degli eventi data dallo Herald, in principale quotidiano del Paese: a ridurre drasticamente il numero dei morti presso la moschea di Linwood, la seconda ad essere attaccata, sarebbe stata la reazione di uno dei fedeli che ha aperto il fuoco due volte contro lo sparatore, mettendolo in fuga.

La reazione “a pelle” all’orrore, alla video-intervista precedente al massacro e allo Streaming su Facebook della sparatoria, è stata quella che potevamo aspettarci: politici e Opinion Leader – soprattutto americani ed europei – immediatamente pronti a sventolare la bandiera del controllo delle armi come unica panacea contro questo tipo di avvenimenti, a volte con svarioni clamorosi (come quello della democratica Alexandria Ocasio-Cortez, che ha dato la colpa a "Trump e all’NRA” per la tragedia avvenuta in un Paese dove nessuno dei due esiste!) e a paragonare allo stragista chiunque sostenga politiche più rigorose riguardo all’immigrazione.

Massacro di Christchurch: alcune considerazioni

Emerge tuttavia dal manifesto dello sparatore un messaggio inconfutabile: queste persone, questi politici, questi Opinion Leader, stanno cadendo nella trappola del terrorista e si preparano a fare il suo gioco: quello di dividere le nostre società su un tema importante come quello del possesso di armi da parte dei cittadini onesti, quello della legittima difesa, quello della cittadinanza armata come unico vero argine a questo tipo di fenomeni. Perché a ridurre il numero delle vittime nella moschea di Linwood è stato un cittadino armato – non la Polizia, non i Marines, non il Gun Control né il governo – e ciò è pienamente in linea con quanto dichiarato lo scorso anno in un documento in cui, analizzando le sparatorie di massa avvenute negli USA nel 2016 e nel 2017, l’FBI ha concluso che la cittadinanza armata salva vite in questo tipo di situazioni.

Nelle prossime ore possiamo aspettarci che gli sciacalli (perché questo sono) che vogliono disarmare la popolazione onesta sfruttando ogni mezzo necessario utilizzino il sangue delle quarantanove innocenti vittime come scusa. Ma in un Paese che ha già subito due importanti giri di vite sulle armi in seguito alle sparatorie di Aramoana del 1990 e di Raurimu del 1997, pare chiaro come il Gun Control abbia provato la sua totale inefficacia nell’impedire tragedie di questo tipo.

Massacro di Christchurch: alcune considerazioni

Ciononostante, siamo sicuri che si continuerà a dare la colpa a tutti – alle armi, alla libertà d’espressione, allo YouTuber PewDiePie, agli opinionisti Milo Yiannopoulos e Paul Joseph Watson, alla giornalista Candace Owens, a Donald Trump, e a tutti gli altri citati in queste ore da chi non ha perso tempo a sparare sentenze – pur di non affrontare la realtà.

E la realtà è che, come ha ammesso nel suo delirante manifesto, il killer ha preparato il suo attacco per mesi, se non per anni, e ne ha dato annuncio anche in maniera pubblica senza subire alcuna conseguenza; la verità è che gli apparati di intelligence di due Paesi (Australia e Nuova Zelanda, giacché l’attentatore è australiano, altro Paese dove il possesso di armi è sottoposto a fortissime restrizioni) si sono fatti scappare sotto il naso un attentatore che afferma di aver “appreso i principi dell'etno-nazionalismo dal videogioco Spyro the Dragon”; la verità è che, tra i tanti metodi utilizzati, le armi da fuoco sono state scelte per assicurarsi maggiore copertura mediatica, cosa che fa riflettere sulla copertura maniacale e politicamente schierata dei Mass Media generalisti su questo tipo di eventi; la verità è che ad impedire che nel Centro Culturale di Linwood il conto dei morti fosse alto come alla Moschea di Al-Noor non è stato un miracolo, ma un cittadino armato.

Se nuove leggi restrittive sulle armi saranno passate, o anche soltanto proposte, in Nuova Zelanda o altrove in seguito a questo massacro, il terrorista avrà vinto.

Nel 2017, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg dichiarò:

Noi non controlliamo quello che le persone dicono prima che lo dicano, e sinceramente, non credo che la società voglia che lo facciamo. Libertà significa non dover chiedere prima il permesso, e come regola generale, puoi dire tutto quello che vuoi.

Buono a sapersi, ma... allora abbiamo una domanda per Mr. Zuckerberg.

Assodato che in base a quanto dichiarato dal suo fondatore, Facebook è uno strumento che tutela le libertà delle società e dei suoi individui, allora, esattamente, quale strategia c'è dietro la decisione di Facebook di controllare in anticipo e non autorizzare la pubblicazione di pubblicità (assolutamente a norma di legge) che promuovono armi legali e tiro sportivo, mentre allo stesso tempo un terrorista è libero di mandare in diretta streaming su Facebook un massacro?

A giudicare da questa tremenda vicenda, abbiamo imparato che Facebook non può impedire che un criminale posti quello che vuole, mentre invece, ritiene di poter interferire in anticipo con il libero arbitrio di cittadini rispettosi delle leggi - che è esattamente quello che sono i legittimi detentori di armi: cittadini onesti e rispettosi delle leggi.

Alla luce dei fatti, un'affermazione discutibile quella del Sig. Zuckerberg del 2017, visto che da quanto è stato appurato, il terrorista in questione postava già da tempo contenuti chiaramente pericolosi senza che Facebook facesse nulla.

Quanto accaduto in Nuova Zelanda mostra chiaramente ciò che ognuno di noi già sapeva: i "principi" che regolano la gestione dei contenuti da parte di Facebook, "spacciati" come tutela efficace per proteggere le persone dai pericoli delle armi da fuoco, sono faziosi e inutili. E il massacro di Christchurch ne è la prova. Solo politica, non tutela.

Semmai dovesse dedicare un po' del suo tempo a ragionare (almeno questo) su questi punti, il Sig. Zuckerberg dovrebbe anche provare a spiegarci la sua personale concezione della parola LIBERTÀ, e il motivo per cui il Social Network che lui gestisce ritiene opportuno rispettare o ignorare i diritti di espressione individuali delle persone sulla base di “Leggi Universali Facebook”, invece di quelle grantite dalle Costituzioni di tutte le democrazie del mondo.

Certo, lo sappiamo, Mark Zuckerberg non risponderà mai alle nostre domande. Ma proprio per questo invitiamo TUTTI VOI ad essere ben coscienti delle conseguenze che Facebook, usato e gestito male da noi stessi, avrà sul futuro della nostra LIBERTÀ di poter coltivare i nostri interessi per le armi e il tiro sportivo.

Sappiamo che è impossibile, ma cosa succederebbe se TUTTI gi appassionati di armi e i tiratori sportivi del mondo smettessero di utilizzare Facebook, e magari trovassero altre soluzioni per rimanere in contatto l'uno con l'altro?

Impossibile? Forse avete ragione.
Ma allora, per favore, smettete una volta per tutte di chiedere ai governi di rispettare il vostro diritto a poter possedere e usare liberamente armi nel rispetto della legge. Perché il principio è lo stesso.